Feb 13

SCAGLI PER PRIMO LA PIETRA

SCAGLI PER PRIMO LA PIETRA…

Levitico 20:10 Se uno commette adulterio con la moglie d’un altro, se commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno esser messi a morte.

Esodo 21:7-11 Se uno vende la propria figliuola per esser serva, ella non se ne andrà come se ne vanno i servi.
S’ella dispiace al suo padrone, che se l’era presa per moglie, egli la farà riscattare; ma non avrà il diritto di venderla a gente straniera, dopo esserle stato infedele.
E se la dà in isposa al suo figliuolo, la tratterà secondo il diritto delle fanciulle.
Se prende un altra moglie, non toglierà alla prima né il vitto, né il vestire, né la coabitazione.
Se non le fa queste tre cose, ella se ne andrà senza pagamento di prezzo.

Romani 7:2-3 Infatti la donna maritata è per la legge legata al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge che la lega al marito.
Ond’è che se mentre vive il marito ella passa ad un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera di fronte a quella legge; in guisa che non è adultera se divien moglie d’un altro uomo.

Matteo 5:28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per appetirla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

Matteo 19:9 Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio.

Nel Vecchio Testamento, il concetto di adulterio era un po’ diverso da quello del Nuovo Testamento, infatti l’uomo poteva mandare via la moglie s’ella dispiaceva a suo marito.
Ovviamente non si trattava di adulterio, perché sarebbe stata lapidata; bastava che non piacesse al marito il comportamento della moglie ed il marito ed egli la poteva vendere, la poteva dare in sposa al figlio e poteva prendere anche un’altra moglie, ma doveva mantenerla e coabitare con lei.
Se il marito decideva di mandarla via, la moglie andava via senza pagare alcun riscatto, senza dovere risarcire il prezzo che aveva pagato per comperarla a suo padre.
La donna mandata via non era un’adultera perché non aveva commesso adulterio, ed il marito poteva prendere un’altra moglie e lui non era reputato adultero.
Davide e Salomone suo figlio, ebbero molte donne, ma Davide fu adultero solo quando si prese una donna sposata, solo allora fu degno di morte, la donna era legata al marito per tutta la vita.

2° Samuele 12:7-10 Allora Nathan disse a Davide: “Tu sei quell’uomo! Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: – Io t’ho unto re d’Israele e t’ho liberato dalle mani di Saul, t’ho dato la casa del tuo signore, e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo signore; t’ho dato la casa d’Israele e di Giuda; e, se questo era troppo poco, io v’avrei aggiunto anche dell’altro.
Perché dunque hai tu disprezzata la parola dell’Eterno, facendo ciò ch’è male agli occhi suoi? Tu hai fatto morire colla spada Uria lo Hitteo, hai preso per tua moglie la moglie sua, e hai ucciso lui con la spada dei figliuoli di Ammon.
Or dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, giacché tu m’hai disprezzato e hai preso per tua moglie la moglie di Uria lo Hitteo.

Il Signore stesso aveva permesso che Davide avesse più di una donna, e ne avrebbe anche potuto darne altre, ma l’adulterio che consisteva nel prendere una donna sposata, era degno di lapidazione.
Ovviamente non era permesso ad una donna di avere tanti uomini anche non sposati.
Possiamo dire che l’uomo aveva qualche privilegio a scapito della donna, questo lo permetteva la legge di Mosè per la durezza dei loro cuori, legge data da Dio stesso.

Lapidazione Era il supplizio generalmente inflitto presso gli Ebrei ai rei di morte, ed è quello a cui tacitamente si accenna dove non se ne menziona espressamente un altro, come in Levitico Cap. 20. Vi andavano soggetti gl’idolatri, i bestemmiatori, i profanatori del sabato, gl’incestuosi, i figli ribelli e gli adulteri. Il colpevole era condotto fuori della città, e come alcuni suppongono, legato. Coloro che avevano testimoniato contro di lui dovevano gettare le prime pietre, dopo essersi probabilmente spogliati dei loro abiti (Atti 7:58). Nel caso di Stefano affidarono la cura dei loro vestiti a Saulo, che, per talento e zelo, era uno dei conduttori delle moltitudini e uno fra i più violenti persecutori. La folla imitava poi l’esempio de testimoni, finché il suppliziato fosse morto.
La prima pietra veniva scagliata da uno dei testimoni sul petto del condannato, se questo non causava la morte, gli altri lo finivano scagliando le loro pietre.

La legge prevedeva che un uomo sposato ad una donna, poteva mandarla via, anche se questa non aveva commesso adulterio, e poteva prendersene un’altra ( nubile e vergine ) e non veniva accusato di adulterio, questo non era concesso alle donne, le quali venivano lapidate.

Deuteronomio 24:1-4 Quand’uno avrà preso una donna e sarà divenuto suo marito, se avvenga ch’ella poi non gli sia più gradita perché ha trovato in lei qualcosa di vergognoso, e scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via di casa sua, s’ella, uscita di casa di colui, va e divien moglie d’un altro marito, e quest’altro marito la prende in odio, scrive per lei un libello di ripudio, glielo consegna in mano e la manda via di casa sua, o se quest’altro marito che l’avea presa per moglie viene a morire, il primo marito che l’avea mandata via non potrà riprenderla per moglie dopo ch’ella è stata contaminata; poiché sarebbe un’abominazione agli occhi dell’Eterno; e tu non macchierai di peccato il paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà come eredità.

Malachia 2:13-16 Ed ecco un’altra cosa che voi fate: coprite l’altare dell’Eterno di lacrime, di pianto e di gemiti, in guisa ch’egli non bada più alle offerte e non le accetta con gradimento dalle vostre mani.
Eppure dite: “Perché?” Perché l’Eterno è testimonio fra te e la moglie della tua giovinezza, verso la quali ti conduci perfidamente, bench’ella sia la tua compagna, la moglie alla quale sei legato da un patto.
Ma, direte voi, non ve n’è uno che fece così? E nondimeno, lo spirito rimase in lui. Ma perché quell’uno lo fece? Perché cercava la progenie promessagli da Dio. Badate dunque allo spirito vostro, e niuno agisca perfidamente verso la moglie della sua giovinezza.
Poiché io odio il ripudio, dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele; e chi ripudia copre di violenza la sua veste, dice l’Eterno degli eserciti. Badate dunque allo spirito vostro, e non agite perfidamente.

Uno dei motivi del ripudio era la sterilità della donna, ma il Signore stesso dichiara di odiare il ripudio e che nessuna cosa può giustificarlo, se non l’adulterio.

Divorzio Scioglimento dei legami coniugali. Era permesso dalla legge Mosaica, in quanto ad essa preesisteva; ma venne ordinato per modo da mitigare l’ingiustizia e la crudeltà che doveva patire la donna (Deuteronomio 24:1-4). In taluni casi era proibito (Deuteronomio 22:19, 29). Benché negli ultimi tempi il divorzio fosse frequente fra i Giudei (Malachia 2:15, 16) e gli uomini mandassero via le loro mogli per le cause più futili (Matteo 19:8) e molti dottori giudaici sostenessero che questo era lo spirito della legge, non v’è alcun caso di divorzio menzionato nell’A. T. Gesù Cristo fu interrogato su quest’argomento; ma egli scansò la rete che gli era tesa; e si valse di questa opportunità per ripudiare i costumi rilassati della sua età, e per dichiarare l’adulterio quale unica ragione di divorzio (Matteo 5:32; Matteo 19:9; Marco 10:11; Luca 16:18). Gesù come si vede, fu deciso nel condannare la prevalente rilassatezza dei matrimoni dei suoi tempi. Tuttavia è bene ricordare con quanta compassione Gesù trattasse la donna adultera colta in flagrante peccato che i giudei buttarono ai suoi piedi, e con quanto sacro sdegno Egli girasse l’accusa contro gli accusatori: “Chi di voi è senza peccato, scagli il primo la pietra contro lei” (Giovanni 8:7).
Secondo i costumi giudaici, dal marito si richiedeva che desse alla moglie uno scritto o lettera di divorzio, in cui si scriveva il giorno, il luogo e il motivo del suo ripudio, e al tempo stesso un permesso di nuovamente maritarsi. Si provvedeva però a che potesse essere restaurata nel suo primiero stato in qualsiasi tempo ulteriore, se pur non prendeva un altro marito.

Matteo 19:3-10 E de’ Farisei s’accostarono a lui tentandolo, e dicendo: È egli lecito di mandar via, per qualunque ragione, la propria moglie?
Ed egli, rispondendo, disse loro: Non avete voi letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina, e disse: Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne? Talché non son più due, ma una sola carne; quello dunque che Iddio ha congiunto, l’uomo nol separi.
Essi gli dissero: Perché dunque comandò Mosè di darle un atto di divorzio e mandarla via?
Gesù disse loro: Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandar via le vostre mogli; ma da principio non era così.
Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio.
I discepoli gli dissero: Se tale è il caso dell’uomo rispetto alla donna, non conviene di prender moglie.

Gesù dichiara: si può divorziare solo se l’altro coniuge ha fornicato, cioè ha commesso adulterio.
I discepoli nel sentire questo dissero: se le cose stanno così, è meglio non sposarsi.
La moglie della propria giovinezza, è una stessa carne col marito, sono congiunti dinanzi a Dio, pertanto l’uomo non si permetta di separare per qualunque ragione.
Il coniuge che commette adulterio è responsabile della separazione, non colui che è stato tradito.

Giovanni 8:3-11 Allora gli scribi e i Farisei gli menarono una donna còlta in adulterio; e fattala stare in mezzo, gli dissero: Maestro, questa donna è stata colta in flagrante adulterio.
Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare queste tali; e tu che ne dici?
Or dicean questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito in terra.
E siccome continuavano a interrogarlo, egli, rizzatosi, disse loro: Chi di voi è senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei.
E chinatosi di nuovo, scriveva in terra.
Ed essi, udito ciò, e ripresi dalla loro coscienza, si misero ad uscire ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo.
E Gesù, rizzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: Donna, dove sono que’ tuoi accusatori? Nessuno t’ha condannata? Ed ella rispose: Nessuno, Signore. E Gesù le disse: Neppure io ti condanno; va’ e non peccar più.

Quella donna era certamente un adultera, ella aveva tradito il marito, l’uomo col quale aveva tradito era anche lui un adultero e come si legge in Levitico 20: 10, anche lui doveva essere lapidato.
Gli scribi ed i Farisei avevano ingiustamente portato solo la donna, probabilmente l’adultero era in mezzo a loro o era uno di loro, erano pronti a condannare la donna ed assolvere l’uomo.
Erano corrotti e pieni di peccato e si ergevano a pubblici accusatori, giudici e carnefici di quella donna il cui peccato era palese e nel quale ella era stata colta in flagranza.
Il peccato degli altri era nascosto, ma anche in loro c’erano peccati degni della lapidazione, loro erano degli accusatori che vedevano il peccato degli altri e non esaminavano il proprio.
Si erano presentati a Gesù con delle pietre in mano, quelle pietre rappresentavano i loro cuori di pietra, i loro cuori malvagi si scagliavano contro quella donna e volevano eseguire la condanna.
Chiedono a Gesù il Suo parere, Gesù non risponde ma col dito si mette a scrivere a terra qualcosa.
La Parola non ci dice cosa scriveva, ma certamente era qualcosa che dovevano leggere gli accusatori, gli scribi ed i Farisei erano persone colte e sapevano leggere.
Loro cercano di non prendere in considerazione le parole che leggono, non dicono nulla al riguardo, ma incalzano il Signore e continuano ad interrogarlo, Egli si rizza da terra e pronuncia la famosa frase: chi di voi è senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei.
Gesù riprese a scrivere per terra, sulla polvere erano scritte delle parole che insieme alla risposta di Gesù colpirono la coscienza e si sentirono ripresi, rimproverati per quello che stavano facendo.
Mestamente e con lo sguardo basso, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi uscirono.
L’esempio degli anziani fu seguito dai più giovani, così come era stato seguito nell’accusare.
Può un assassino eseguire la condanna a morte di un altro assassino?

Giovanni 8:12-16 Or Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: Io son la luce del mondo; chi mi seguita non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.
Allora i Farisei gli dissero: Tu testimoni di te stesso; la tua testimonianza non è verace.
Gesù rispose e disse loro: Quand’anche io testimoni di me stesso, la mia testimonianza è verace, perché so donde son venuto e donde vado; ma voi non sapete donde io vengo né dove vado.
Voi giudicate secondo la carne; io non giudico alcuno.
E anche se giudico, il mio giudizio è verace, perché non son solo, ma son io col Padre che mi ha mandato.

I Farisei giudicavano secondo la carne, accusavano e condannavano a morte il peccatore, ma assolvevano loro stessi dai loro peccati, sentendosi giudici e carnefici erano degli ipocriti.
Gesù non giudicava secondo la carne, ma secondo il giudizio del Padre che lo aveva mandato.
Quanto all’adulterio, Gesù mette sullo stesso piano l’uomo e la donna, il matrimonio è sacro e nessuno lo può infrangere senza infrangere il comandamento di Dio.
La donna adultera, non cercò di giustificarsi, di proclamarsi innocente, ella non negò e non avrebbe potuto negare l’evidenza ed i testimoni del sua adulterio, e pertanto non fu condannata da Gesù.
La pietre non sono altro che le accuse che sono nel cuore dell’uomo che non ascolta la propria coscienza, quando furono ripresi dalla loro coscienza, compresero che anche loro dovevano essere lapidati per i loro peccati e capirono lo stato d’animo di quella donna adultera che accusavano.
Siamo stati costituiti pubblici ministeri, giudici ed esecutori di pene capitali, da chi? Da Gesù?
Il pubblico ministerio è colui che raccoglie le prove del reato e le porta dinanzi al giudice che ha l’autorità di condannare il colpevole, il boia è colui che esegue la condanna.
Spesso l’uomo si auto costituisce e si comporta da accusatore, giudice e boia, e non si rende conto che quello stesso giudizio è proprio su se stesso.
Gesù perdonò quella donna adultera, ma le disse: và e non peccare più!….

Atti 3:19 Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati,

Se i nostri peccati sono stati cancellati, cancelleremo anche i peccati ai nostri debitori, avremo così un unico debito di amarci gli uni gli altri come Cristo ci ha amati e non lapidati.

Pace del Signore

F.llo Eliseo

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2 comments

    • Pesce Alfonso on 16 marzo 2012 at 20:31

    Sei divorziato: ti è permesso, secondo la Bibbia, di risposarti?

    Il Nuovo Testamento sembra permettere il divorzio in alcuni pochi casi. Ammette, però, che ci si possa risposare?

    Vi sono tre brani del Nuovo Testamento che riguardano più direttamente il divorzio e un nuovo matrimonio. Quando li si esamina con cura, essi provano di essere più esigenti e meno restrittivi sulla questione del divorzio e del nuovo matrimonio rispetto a ciò che gli evangelicali hanno spesso riconosciuto.

    Luca 16:18 è molto ardito e diretto. Esso sembra risolvere la questione molto in fretta: “Chiunque manda via la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; e chiunque sposa una donna mandata via dal marito, commette adulterio”. Sia divorzio che un nuovo matrimonio sono del tutto sbagliati e da respingere. E’ così?

    La maggior parte degli studiosi del Nuovo Testamento sono d’accordo sul fatto che il versetto in questione sia un’abbreviazione di un detto di Gesù che appare nella sua forma più piena in Matteo 5:31,32 nel Sermone sul Monte. Dopo avere contestato la pratica del Giudaismo della Sua epoca, Gesù osserva: “È stato pure detto: ‘Chiunque ripudia la propria moglie, le dia l’atto del divorzio’. Ma io vi dico: Chiunque manda via la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione, la fa essere adultera e chiunque sposa una donna ripudiata commette adulterio”. E’ da notare qui come Gesù chiaramente ammetta che vi siano delle circostanze che legittimano il divorzio. Un matrimonio continua ad essere valido fintanto che una delle parti pregiudica e dissolve così l’unione attraverso l’infedeltà. La cosiddetta “clausola derogatoria” appare qui in Matteo 5 ed ancora in Matteo 19, ma non in Marco e Luca.

    In un brano simile, Marco 10:11,12, Gesù allarga la prospettiva del suo insegnamento per mostrare come una tale dissoluzione del matrimonio possa applicarsi al comportamento sia dell’uomo o della donna (anche se, nell’usanza giudaica, le donne non potevano chiedere un divorzio, Gesù, nella Sua accusa, include pure le donne): “Allora egli disse loro: «Chiunque manda via la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei. Similmente, se la moglie lascia il proprio marito e ne sposa un altro, commette adulterio»”. Più letteralmente “commette adulterio contro di lei” si potrebbe rendere con: “lei è adulterizzata”, cioè, se si divorzia da una donna senza giusta causa, lei viene lasciata in un matrimonio valido. Risposarsi, per lei, sarebbe quindi considerato adulterio. Nel dire questo, Gesù potrebbe avere avuto in mente la pratica da parte di alcuni uomini di liberarsi legalmente della propria moglie senza giusta causa, col risultato di sfruttarla.

    Come si può applicare oggi, però, questa “clausola derogatoria”? Forse che Gesù la legittimità del divorzio, ma non le seconde nozze per il partner innocente? Nella società giudaica del tempo di Gesù, si permettevano sempre le seconde nozze per la parte innocente, a meno che non lo si proibisse per qualche ragione particolare. L’infedeltà, quindi, renderebbe invalido un matrimonio, dato che un divorzio valido cancellerebbe il vincolo matrimoniale e permetterebbe alla parte innocente di risposarsi esattamente come una persona single.

    Gesù, nei comandi radicali del regno, prende il divorzio molto seriamente. Il peccato viene denunciato seriamente ma, al tempo stesso, non c’è e non ci dovrebbe essere alcuna condanna per l’innocente.

    “Perché Mosè permise il divorzio?”

    Il secondo testo cruciale è Matteo 19:8,9 (vedasi anche Marco 10:21). Qui troviamo dei Farisei che vorrebbero mettere alla prova Gesù al riguardo della legge sul matrimonio. Gesù difende il carattere permanente del matrimonio facendo appello alla Genesi – cioè che “i due diventeranno una sola carne”. Rispondendo alla domanda sul perché Mosè permise il divorzio, Gesù replica: “Per la durezza dei vostri cuori Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non era così. Or io vi dico che chiunque manda via la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio; e chi sposa colei che è stata mandata via, commette adulterio”.

    Si noti qui ancora come Gesù includa la “clausola derogatoria” che legittima il divorzio sulla base dell’infedeltà del proprio partner. Qui il problema ha a che fare con le leggi giudaiche che permettevano liberamente agli uomini di allontanare le proprie mogli, spesso sulla base di motivi pretestuosi. Un grande rabbino, Shammai, insegnava che l’unica base per un divorzio fosse l’infedeltà sessuale o adulterio. Il rabbino Hillel, però, era più generoso: “Un uomo può divorziare sua moglie se lei brucia la sua zuppa … o rovina una sua pietanza”. Il rabbino Akiba insegnava che un divorzio era accettabile: “Se lui trova una donna più bella di sua moglie”. Simili divorzi lasciavano le donne, in una società prevalentemente maschilista, in totale rovina.

    Gesù si oppone a tali divorzi di convenienza. Egli pure si oppone all’insegnamento che un uomo possa divorziare da sua moglie solo sospettando un possibile tradimento. Si consideri la reazione di Giuseppe quando apprende dell’inaspettata gravidanza di Maria. Gesù corregge simili situazioni trovando che tali comportamenti siano del tutto intollerabili. Mosè non comanda al suo popolo di divorziare dalle proprie mogli, ma lo permette. Il trampolino di un’azione giusta non dovrebbe essere la durezza del cuore, ma la carità. Gesù afferma una volta ancora che se la donna ha fatto qualcosa che irreparabilmente pregiudica il matrimonio, il divorzio è legittimo. Non si tratta, però, di una reazione necessaria.

    Sono molti oggi che equivocano questo particolare testo biblico e gli fanno dire quanto segue: (1) Non si può divorziare dalla propria moglie a meno che lei non sia stata infedele; (2) Chiunque si risposa commette adulterio. Questo, però, non è il significato inteso. Il verbo attivo, qui, è “commette adulterio” e l’intera frase dovrebbe essere fatta stare assieme. Il testo dovrebbe essere letto così: “Chiunque fa il seguente commette adulterio: divorzia da sua moglie (eccetto che in caso di immoralità) e si risposa con un’altra”. Qui il giudizio non è posto su qualcuno che si risposa, ma su qualcuno che si risposa dopo aver conseguito un divorzio illegittimo. Anche il contrario è vero: se il divorzio è valido, allora le seconde nozze devono essere considerate accettabili, proprio come era pratica comune allora fra gli ebrei.

    “Non è più obbligato verso quel matrimonio”

    Un terzo brano importante si trova in 1 Corinzi 7, dove Paolo discute il matrimonio cristiano. Egli fa eco all’insegnamento di Gesù, dicendo che mariti e mogli non possono semplicemente lasciarsi ma devono operare ai fini della riconciliazione. Poi Paolo affronta un argomento che era estraneo a Gesù ed ai vangeli. Che dire se un uomo o una donna cristiani hanno un partner pagano? Potrebbe sussistere un’unione spirituale fra due persone delle quali una adora degli idoli? Paolo afferma che i cristiani non dovrebbero chiedere un divorzio per le deficienze spirituali del proprio partner: “Ma agli altri dico io, non il Signore: se un fratello ha una moglie non credente, e questa acconsente di abitare con lui, non la mandi via” (12). La presenza di un cristiano in una coppia, dice Paolo, porta in sé la speranza della salvezza dei figli e dell’intera famiglia.

    Paolo, poi, fa un’eccezione alla regola di Gesù sul divorzio. Se il partner incredulo abbandona il matrimonio, quello innocente deve operare ai fini della riconciliazione (vv. 10,11), ma alla fine “non è più obbligato”. Questa espressione nel versetto 15 è di cruciale importanza. La parte innocente non è più in obbligo verso quel matrimonio, e questo include sia donne che uomini. Questa regola fa eco direttamente alla legge giudaica sul matrimonio: “non obbligato” significa che la persona innocente è libera di risposarsi.

    Paolo persino rafforza il suo pensiero in 7:26-28: “A motivo della imminente avversità, ritengo dunque che sia bene per un uomo di rimanere così. Sei legato ad una moglie? Non cercare di esserne sciolto. Sei sciolto da una moglie? Non cercare moglie. Tuttavia, anche se prendi moglie, tu non pecchi; e se una vergine si marita, non pecca; ma tali persone avranno tribolazione nella carne; ora io vorrei risparmiarvi ciò”. Il “sei sciolto da una moglie” più letteralmente si potrebbe tradurre: “Tu sei liberato da una moglie”, cioè, qualcuno il cui matrimonio è stato sciolto (cioè, se era sposato ed è divorziato). Paolo preferisce rimanere single a causa delle avversità che dovevano allora soffrire i cristiani, ma se questo divorziato si risposa, secondo il versetto 28, egli non pecca.

    Per riassumere, Paolo aggiunge un’ulteriore ragione per un divorzio valido: l’essere stato abbandonato da un partner che non condivide la sua fede. In tale caso, sebbene il coniuge cristiano non dovrebbe chiedere un divorzio, o se è vittima di un divorzio, può liberamente risposarsi.

    “Marito di una moglie”

    Per finire, Paolo fa alcune osservazioni sulla natura del matrimonio nelle sue lettere pastorali che riflettono la questione del divorzio e delle seconde nozze. Sia in 1 Timoteo 3:2 che in Tito 1:6, Paolo stabilisce che il vescovo (o pastore) e l’anziano (così in Tito) deve essere “marito di una sola moglie”. Questo significa forse: “sposati una volta sola”? Diverse organizzazioni cristiane squalificano così dal ministero potenziali pastori o conduttori di chiesa che siano stati divorziati. E’ questo, però, ciò che qui intende Paolo? No.

    In primo luogo, quello a cui molto probabilmente Paolo si riferisce è la poligamia. Sebbene avere più di una moglie non fosse legale secondo la legge romana, questo era di fatto legale nel Giudaismo palestinese anche se la norma era la monogamia. La tradizione orale giudaica, di fatto, giustifica qualcuno che abbia fino a 18 mogli.

    In secondo luogo, evidenze tratte dalla società greco-romana indicano che alcuni uomini avevano delle concubine, anche se esse erano illegali nella società greco-romana. Paolo, così, rende assolutamente chiaro il punto: gli uomini cristiani devono essere puri e morali nei loro rapporti matrimoniali. Egli cerca dei responsabili di chiesa che abbiano una vita familiare stabile.

    Il Nuovo Testamento, quindi, ci dice che il matrimonio debba essere considerato una istituzione divina fra un uomo ed una donna. Esso dev’essere monogamo e permanente. Esistono, però, eccezioni dove il divorzio può essere considerato valido: quando una moglie è infedele e quando il partner incredulo abbandona il tetto coniugale. In ciascun caso, il matrimonio viene dissolto ed il partner innocente è libero di risposarsi.

    Il divorzio è il tragico risultato di ciò che diventa l’umanità quando lotta contro il peccato e la sua potenza distruttrice. Ogni qual volta un matrimonio fallisce, dovremmo rattristarcene come un fatto tragico. Non c’è però errore così grave che non possa essere perdonato. Non c’è peccato che si ponga al di là della possibilità della grazia.

    Allo stesso modo, il nostro Dio è un Dio di rinnovamento e di ristabilimento. In alcuni casi questo significa ristabilire un matrimonio nella partnership originaria. In altri casi – e sono oggi molti – questo vuol dire che un nuovo matrimonio è un’opportunità di rinnovamento e una nuova speranza. Ecco perché le chiese e le istituzioni cristiane sbagliano quando indiscriminatamente negano la possibilità che un responsabile di chiesa si risposi dopo aver subito un divorzio. Questa posizione non solo nega lo spirito del ministero di Gesù, ma non comprende l’estensione della grazia di Dio verso un mondo pieno di tragiche fratture ad ogni livello.

    Questo è il mio commento…

    1. Grazie del tuo intervento, sono d’accorto con quanto dici.

      se vuoi, puoi leggere l’articolo sul divorzio. http://www.sanadottrina.it/wps/il-divorzio/. Pace dio ti benedica

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